giovedì 6 dicembre 2007

PIZZA E CRAUTI

Ho notato che ogni italiano ha un amico tedesco. Parlando con questi connazionali, abbiamo scoperto che la conoscenza è solita avvenire nello stesso modo. Il/la tedesco/a si avvicina al/alla italiano/a predestinato/a, e gli dice una cosa del tipo: "Domani, alle 16, a casa mia, per un thè?", oppure "sabato, alle 17, davanti a Notre Dame, per una passeggiata?". E tu, preso alla sprovvista, non sai cosa dire, se non accettare e tentare di ricordarti dell'appuntamento. A questo punto ci si rende conto che i tedeschi non sono freddi nei contatti umani, sono semplicemente "tedeschi": si fa a modo loro, quando vogliono loro. Se da fuori possono sembrare schivi e diffidenti in realtà, una volta che sei stato/a prescelto/a, scopri delle persone simpatiche e altruiste. E si arriva, perciò, alla conclusione logica di questo post: si può sfuggire a tutto, ma non all'amicizia di un tedesco.
Alla luce di queste rivelazioni, dobvremmo però rileggere anche tutta la storia dei rapporti Italia-Germania. Immaginatevi la scena: è la mattina del 24 ottobre 1936, Mussolini dorme tranquillo dopo aver mandato in villeggiatura tutti i vari comunisti e socialisti, quando, ad un tratto, suonano alla porta. Rachele va ad aprire, e si trova un soldato tedesco, che le dice: "Domani, a quest'ora, arriverà Adolfo per firmare con Benito il Trattato di Amicizia".
Insomma... il resto della storia la conosciamo.

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