venerdì 16 novembre 2007

QUANDO LE COSE VANNO BENE NON TI PREOCCUPARE, TANTO PASSANO


Ho passato due giorni all'insegna del cliché parisienne.

Decidendo di andare a fare una passeggiata alle Sacre Coeur alle 9 di mattina, ho assistito ad uno spettacolo abbastanza insolito: una Montmartre senza turisti. E allora ho apprezzato il vero fascino del posto; i negozi che aprivano in quel momento, la calma delle vie, i gatti che passeggiano per strada, il tutto avvolto da una sottile foschia che rendeva l'atmosfera ancora più magica; sulle scalinate, inoltre, vi era un suonatore di arpa... al che, dato che il tutto sembrava uscito da una cartolina o da uno dei dipinti di Mary Poppins, mi aspettavo di incontrare l'uomo della mia vita da un momento all'altro...

Oggi c'è stata una giornata simile: io e Marga ci siamo incontrate davanti al Beaubourg per fare una passeggiata, e ridendo e scherzando (e soprattutto cercando il negozio di scarpe che avevo trovato su internet), ci siamo avventurate nel quartiere del Marais... Il nome in francese significa "palude" (per capire il perchè, controllate su Wikipedia), e infatti ci siamo trovate immerse in un'altra Parigi da cartolina, con brasserie, negozi di thé, negozi di abbigliamento bellissimi ma che noi povere italiane non ci potevamo permettere per la mancanza di quella femminilità tipica delle francesi (piccolo appunto rivolto a quelle ragazze che provano a imitare lo stile parigino... RAGAZZE, NON CE LA FATE, PERCIO', VI PREGO, DESISTETE... fanno eccezione Giulia e Nuvoletta e, talvolta, Evina, ma dipende dalle scarpe).

Stavamo tornando a casa quando, scendendo nella metrò di Chatelet, troviamo due nostre amiche dell'Università!! Tutto questo mentre eravamo sul tapirulan (che non si scrive così, lo so, ma tanto avete capito), e Marga non si accorge che gli si è INCASTRATO IL DITO NELLO SCORRIMANO!!! Adesso, se mi permettete, vorrei dare alla narrazione un tono un pochino più altisonante.


Marga con fare eroico strappa il dito dalla morsa famelica, ma ormai è troppo tardi: il sangue ha iglobato la mano della povera fanciulla. E' cominciata allora una corsa contro il tempo: siamo schizzate fuori dalla Metrò, come se avessimo i sandali di Ermes, e ci siamo gettate nel caos dei Boulevard, dirigendoci verso Notre Dame, ove si trovava l'ospedale più prossimo. Durante il nostro viaggio abbiamo trovato numerosi aiutanti: un Difensore del Sacro Codice (cioè un Vigile Urbano) che, astuto come una volpe, resosi conto di quello che stava accadendo, si è offerto di appellare un'ambulanza... al che gli abbiamo fatto notare che l'ospedale era al di là del Fiume (che immagine romantica!); ma Parigi riserva enormi sorprese; perseci nouvamente, siamo entrate in una serra alla ricerca di indicazioni e lì, tra iris, tulipani e felci, una Anziana Sacerdotessa dell'Antico Ordine ha lasciato il locus amenus per indirizzarci verso Nostra Signora (Notre Dame); questa ha dimostrato tutta la sua potenza quando ha cominciato a correre più veloce del vento, superando in agilità due Ventenni (che però non erano Sacerdotesse dell'Antico Ordine; la signora ha però dimostrato un pò di demenza senile quando ci ha proposto di chiamare i pompieri)...


Per farla breve, alla fine siamo arrivate!!! Nonostante che i dottori fossero molto solerti e zelanti nell'adiempiere le loro mansioni, abbiamo passato due ore all'ospedale, che sono comuque volate grazie alla presenza del topino che ci faceva compagnia sotto la sedia (non a caso, come prima cosa, hanno chiesto a Marga se aveva fatto l'antitetanica).

L'avventura è finita presso Crepuscole (un nome che effettivamente ci sta tutto), tra crepes e bocchieri di vino... Sperando che sia l'ultimo dei clichés parisiennes a tormentarmi per questa settimana!!

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