Il Natale lo passo sempre dai miei nonni paterni; il pranzo di Natale è particolarmente allucinante, perchè mangiamo tutti al ristorante del fratellastro di mio padre, e sono dei pasti che ricordano vagamente Trimalcione... Ecco il menù di quest'anno:
petit pinzimonio natalizio
Cannoli croccanti farciti con pistacchi e ricotta romana
Lonzino con ananas e miele
Tortellini in brodo di gallina
Pici con ragù di cappone e castagne
Sorbetto alla fragola
Abbacchio di Carpineto romano brodettato (non chiedetemi cos'è perchè non lo so)
Puntarelle in salsa leggera
Patate dorate al rosmarino
Carciofi alla giudia
Mandarini e frutta secca
Gran buffet di dolci natalizi (25 tipi per la precisione)
Dato che sono una mezza vegetariana, passo le 5 ore richieste bevendo vino... E qui sorge un problema: quando arriviamo al secondo (ormai alle tre del pomeriggio), arriva anche il vino rosso, che è sempre quello di mio nonno.
Questo vino è ormai entrato nella leggenda. Le viti nascono su un cimitero indiano, e vengono annaffiate con sangue umano ad ogni luna nuova. Una volta imbottigliato, parte per la grande distribuzione: dopo essere stato cacciato dai peggiori bar di Caracas, i maggiori compratori lo servono abitualmente nelle carceri di Guantanamo (lo stesso vino da solo credo che vada contro la Convenzione di Ginevra). L'assunzione di questo alcolico provoca effetti difficili da spiegare: visioni mistiche, secchezza delle fauci, ricordi legati alla vita segreta di Pupo, il tutto unito ad uno strano movimento nell'addome: il fegato comincia a ripiegarsi su sè stesso, l'intestino cerca di strangolarsi, i reni hanno una crisi di identità, i polmoni (sentendosi esclusi) cominciano a battere contro la cassa toracica, mentre il pancreas e la milza osservano imprerscrutabilmente quello che gli accade intorno.
Ho forse esagerato? Non avete mai assaggiato quel vino, quindi non potete capire.
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1 commento:
Tu mi farai schiantare dal ride....
:-D
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