lunedì 31 marzo 2008

Immagini da Belleville _ Ennesimo post insensato


Bisogna diffidare delle parole

In confronto a qualche anno fa, mi rendo conto di come siano aumentati i miei momenti di mutismo (il che forse non è male, data una mia certa tendenza alla logorrea). Troppo spesso mi sembra di essere nel bel mezzo di un programma di Maria de Filippi: quello che dici viene misurato e analizzato in qualsiasi sua angolazione da persone totalmente estranee al contesto e che, per tanto, risultano essere inopportune (circa questo tema, vedere il blog del Trittico, in particolare i post di May e dell'Altare).

Spesso le parole vengono anche usate come alibi: parliamo e mettiamo le cose in chiaro, in modo tale che io mi possa poi comportare come mi pare e che tu non mi possa rimproverare, dato che, comunicando con te, ho dato prova di lealtà.

Errore.

La lealtà sta anche nei fatti, negli atteggiamenti; bisognerebbe tornare a dare importanza alle parole, a pesare ogni lettera, in modo che il fiato non venga disperso inutilmente.

Le mie Parole

(Pacifico - Bersani)

Le mie parole sono sassi

precisi aguzzi pronti da scagliare

su facce vulnerabili e indifese

sono nuvole sospese

gonfie di sottointesi

che accendono negli occhi infinite attese

sono gocce preziose indimenticate

a lungo spasimate poi centellinate

sono frecce infuocate che il vento o la fortuna sanno indirizzare

Sono lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato

un viso sordo e muto che l'amore ha illuminato

sono foglie cadute

promesse dovute

che il tempo ti perdoni per averle pronunciate

sono note stonate

sul foglio capitate per sbaglio

tracciate e poi dimenticate

le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire lo ammetto

strette tra i denti

passate, ricorrenti

inaspettate, sentite o sognate...

Le mie parole son capriole

palle di neve al sole

razzi incandescenti prima di scoppiare

sono giocattoli e zanzare,

sabbia da ammucchiare

piccoli divieti a cui disobbedire

sono andate a dormire sorprese da un dolore profondo

che non mi riesce di spiegare

fanno come gli paresi perdono al buio per poi ritornare

Sono notti interminate, scoppi di risate

facce sopraesposte per il troppo sole

sono questo le parole

dolci o rancorose

piene di rispetto oppure indecorose

Sono mio padre e mia madre

un bacio a testa prima del sonno

un altro prima di partire

le parole che ho detto e chissà quante ancora devono venire...

strette tra i denti

risparmiano i presenti

immaginate, sentite o sognate

spade, fendenti

al buio sospirate, perdonate

da un palmo soffiate......

2 commenti:

Anonimo ha detto...

".... Words are blunt instruments
Words like a sawed off shotgun...
Come on and let it out ..."
Anto

Unknown ha detto...

Molto, molto carina la canzone di Bersani, l'avevo scoperta poco prima di leggerla sul blog. E carino anche il blog :)