venerdì 21 marzo 2008

Giornata Kafkiana

Bella giornata. Assurda.
Cominciamo con la mattinata. Come ogni giorno d'esame che si rispetti, mi alzo ad un'ora antilucana (come direbbe mia madre) per ripassare, quando mi rendo conto,alle 7, che non ne ho bisogno. Allora comincio a ricucire le mie Convers (ma perchè le Convers si rompono sempre dietro, all'altezza del tallone? Boh). Comunque. Continuiamo. Faccio l'esame alle 11 (non so ancora come sia andato perchè è uno scritto). Solo altre 4h di lezione, e solo un caffé con Beba per condividere la mia pausa con qualcuno. E poi.
Poi parli con quella persona simpatica, quella persona che hai adocchiato da almeno un mese. E poi, alle sette, uscita da lezione, chiami Silvia, che ha provato a contattarti circa 6 volte negli ultimi 20 minuti. Ecco una copia del dialogo:

- (voci in sottofondo) ohi, Giulia, ci sei?-
-si, dimmi, mi hai chiamato?-
-si, sono in pulman, sto venendo in facoltà. tra mezz'ora c'è una conferenza di Benni e Pennac nel piano di italianistica-
-(rumore di io che mi sto per rompere l'osso del collo sulle scale).............-
-................-
-................-
-................-
-Vabbé... davanti a Cencier?-
-Ok-

Lei arriva, e poco dopo ci raggiunge Beba. Perciò comincia l'Odissea. Ad italianistica non c'è nessuna conferenza. Solo un professore in aula professori che probabilmente non sa cosa fare dei suoi Giovedì sera. E allora torniamo alla sede (sottolineo che sono oramai le sette e un quarto). Chiediamo ai custodi di Censier. Loro dicono di non sapere niente, e di provare a bussare all'aula 49. Sbraitando lungo il corridoio per l'emozione arriviamo all'aula, e Silvia bussa, e apre: e ci troviamo nel bel mezzo di una conferenza... La porta viene richiusa all'improvviso. Noi restiamo fuori. Che facciamo? Entriamo? Non entriamo? Alla fine decidiamo di entrare: cacchio, Benni e Pennac nella stessa sala, esperienza che per me è paragonabile al concerto degli Smashing P. Perciò ci facciamo coraggio ed entriamo. E ci rendiamo conto che siamo di fronte ad una conferenza tenuta da un regista vietnamita, intento a parlare della sua esperienza della guerra. Per quanto io sia sensibile a queste tematiche, trattengo a stento una risata isterica ( e chi mi conosce sa che è molto difficile per me trattenere una risata isterica)... Silvia, dopo qualche secondo di silenzio, ha una illuminazione:
-Mi sa che non è lui-
Complimenti.
Usciamo paonazze.
E continua l'Odissea.
Dopo circa altri 20 minuti ci rendiamo conto che forse non c'è nessuna conferenza... magari l'hanno annullata, e sia Benni che Pennac torneranno, un giorno, forse, a Cencier...
E allora andiamo ad annegare i nostri dispiaceri in una birra.
E ora sono, qui, a pensare alla bella serata che ho passato, anche dopo essermi seduta al tavolo di quel pub...
Sembra molto la trama di un racconto di Pennac. O di Benni.


1 commento:

Tristan Rever ha detto...

Non so perchè, ma sono proprio quelle giornate in cui non hai un attimo di respiro, in cui tutto pare andare storto, in cui corri a destra e a sinistra freneticamente, che rimangono scolpite nella memoria e appaiono così belle e indimenticabili... E poi le maledette converse è proprio vero che si spaccano sempre lì!!